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Snapshots: Mary

Verona is a staunchly Catholic city. There are at least five shrines to Mary within a few blocks from our home. A casual study of the Bible reveals the Mary venerated by Catholics is very different from the historic Mary of scripture. For instance, The Catechism of the Catholic Church (969) states, “Taken up to heaven she did not lay aside this saving office but by her manifold intercession continues to bring us the gifts of eternal salvation… Therefore the Blessed Virgin is invoked in the Church under the titles of Advocate, Helper, Benefactress, and Mediatrix.” Whereas Paul wrote, “For there is one mediator between God and men, the man Christ Jesus” (1 Tim. 2:5).

The Mary statues throughout the city are constant reminders of the religious identification of the majority of the Veronesi. They also reinforce false doctrine instilled within the people from early childhood.

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The shrine above sits on a prominent corner in our neighborhood. The inscription below the statue reads “Mother of God pray for us.” The priest of the local parish will pray with people in front of it and last year he led a procession with a large statue of Mary through our neighborhood so that she might bless the residents.

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The statue above is near the hospital down the street from our home. I have seen many people genuflect and make the sign of the cross before it. As I took this picture a car passed and the driver made the sign of the cross.

I often reflect upon Christ’s words to Paul in his call to the ministry, as recorded in the Book of Acts, “To open their eyes, and to turn them from darkness to light, and from the power of Satan unto God, that they may receive forgiveness of sins, and inheritance among them which are sanctified by faith that is in me” (Acts 26:18). It can be a foreboding task to labor to help men see clearly the truth of the gospel through the fog of indoctrination, however I take comfort in the One who has no trouble in making blind men to see. He is my mediator and the only hope for Verona.

 

Le Donne nella Bibbia

Nel primo capitolo della Genesi, la Bibbia dice che le donne, come gli uomini, sono state create a immagine di Dio (Genesi 1:27). Infatti, le donne svolgono i ruoli essenziali in molte narrazioni bibliche fondamentali. Le mogli sono ritratte come compagne care e venerate e non come servi o beni. (Genesi 2:20-24; Proverbi 19:14; Ecclesiaste 9:9). Sul Sinai, Dio commandò ai figli di onorare entrambi padre e madre (Esodo 20:12).

Naturalmente la Bibbia insegna distinzioni divine ordinate di ruolo tra uomini e donne – molto delle quali sono evidenti dalle circostanze della creazione stessa. Per esempio, le donne hanno un ruolo unico nella gravidanza e quella di allevare i bambini. Le donne stesse hanno un bisogno particolare di supporto e protezione perché, fisicamente, sono esseri più deboli (1 Pietro 3:7). La scrittura stabilisce l’ordine giusto nella famiglia e la chiesa assegnando le funzioni di guida e protezione della casa per i mariti (Efesini 5:23) e nominando gli uomini nella chiesa per i ruoli di insegnamento e di leadership (1 Timoteo 2:11-15).

Comunque le donne non sono in alcun modo emarginate o relegate in secondo piano. La Bibbia insegna che le donne non sono solo pari agli uomini (Galati 3:28) ma sono anche distinte per onori particolari (1 Pietro 3:7). I mariti sono comandati di amare le loro mogli in un modo sacrificale come Cristo ama la chiesa (Efesini 5:25-31). La Bibbia riconosce e celebra il valore inestimabile di una donna virtuosa (Proverbi 12:4; 31:10; 1 Corinzi 11:7).

Il cristianesimo ha elevato lo stato delle donne. I discepoli di Gesù hanno incluso diverse donne (Luca 8:1-3), una pratica quasi sconosciuta tra i rabbini del loro tempo. La prima persona ricordata a cui Cristo ha rivelato la sua identità era la donna samariana (Giovanni 4:25,26) e la prima persona ricordata a cui è apparso dopo che era risorto era Maria Magdalene (Giovanni 20:14-16). Egli ha sempre trattato le donne con la massima dignità – anche le donne che altrimente potrebbero essere considerate come emarginate (Matteo 9:20-22; Luca 7:37-50; Giovanni 4:7-27).

Non è una sorpresa quindi che le donne siano state molto coinvolte dalle chiese alle sue origini (Atti 12:12-15; 1 Corinzi 11:11-15). Nel giorno di Pentecoste, quando la chiesa del Nuovo Testamento è nata, credenti femminili erano lì pregando con gli apostoli (Atti 1:12-14). Alcune erano conosciute per le loro opere buone (Atti 9:36); altre per la loro ospitalità (Atti 12:12; 16:14,15); ed altre per la loro comprensione della dottrina sana e per i doni spirituali (Atti 18:26; 21:8,9). La Seconda Epistola dell’ Apostolo Giovanni è stata indirizzata a una signora importante in una delle chiese sotto la sua supervisione. Anche l’apostolo Paolo, a volte falsamente caricaturato dai critici della scrittura come uno sciovinista, regolarmente serviva insieme alle donne (Filippesi 4:3). Egli ha riconosciuto e ha lodato in loro fedeltà e talento (Romani 16:1-6; 2 Timoteo 1:5).

Le scritture mai diminuiscono l’intelligenza femminile, neanche minimizzano i talenti e le capacità delle donne, nemmeno scoraggiano l’uso corretto dei doni spirituali delle donne. Ma ogni volta che la Bibbia parla espressamente delle caratteristiche di una donna eccellente, l’enfasi è sempre sulla virtù femminile. Le donne più significative nella Bibbia non erano influenti a motivo della loro carriera ma in forza del loro carattere. Il messagio che queste donne danno colletivamente non è sulla “uguaglianza di genere”, ma vera eccellenza femminile. E quella è sempre esemplificata in qualità morali e spirituali piuttosto che dalla posizione sociale, ricchezza, o aspetto fisico.

Atti, Parte 2

L’offerta rinnovata del regno alla nazione di Israele è la chiave di tutte le proclamazioni fatte dagli apostoli per la nazione durante la Pentecoste e successivamente. Per esempio, considera le prime due dichiarazioni pubbliche di Pietro – l’una nel giorno di Pentecoste e l’altra nel portico del Tempio…

Il grande sermone di Pietro nel giorno della Pentecoste è dato nel capitolo 2:14-40. Il discorso è stato rivolto specificamente per gli uomini d’Israele (2:14,22,36). La profezia di Gioele di cui Pietro ha citato (2:16) riferisce alla nazione di Israele e in particolare al regno messianico. Pietro carica la responsabilità per la crocifissione del Messia sulla nazione di Israele (2:22-23), ricordando loro di “opere potenti, prodigi e segni” i quali Dio ha fatto per Cristo. Finalmente Pietro conclude il suo sermone con la risurrezione e l’esaltazione di Cristo, mostrando di essere il compiuto delle profezie (2:24-33). L’ultimo punto che Pietro fa è che Gesù è il proprio figlio di Dio perché egli ha fatto solo quello che Dio può fare, cioè mandare lo Spirito Santo: “Egli dunque, essendo stato innalzato alla destra di Dio e avendo ricevuto dal Padre la promessa dello Spirito Santo, ha sparso quello che ora voi vedete e udite” (2:33).

Ci sono due cose sorprendenti nel secondo discorso pubblico di Pietro (3:12-26): la prima, l’ammissione che esisteva l’ignoranza del popolo nella crocifissione di Gesù, e la seconda, la promessa che Gesù sarebbe tornato in quel momento se il popolo di Israele si fosse ravveduto e lo avesse ricevuto (3:17-21). Che cosa intende Pietro altro che l’offerta rinnovata del regno agli ebrei? Insomma, se la nazione di Israele si fosse ravveduto ed avesse ricevuto Gesù come il Signore e il Messia, il secondo avvento di Cristo sarebbe successo subito.

Sicuramente Pietro non aveva nella mente un lasso di tempo di 2,000 anni che invece credenti di oggi vedono retrospettivamente tra allora e il ritorno ancora futuro del Signore. Dio già conosceva la disubbedienza di Israele però egli permise il libero arbitrio degli uomini e diede modo agli eventi di svilupparsi e alle relative conseguenze.

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